RUBRICA
DIETRO LA DESTINAZIONE – Dove nascono le politiche che fanno crescere il turismo wedding
1.
LE DESTINAZIONI NON NASCONO. SI COSTRUISCONO
Ogni volta che scegliamo una destinazione, siamo portati a pensare che il suo successo dipenda dalla bellezza del paesaggio, dalla qualità delle strutture ricettive o dalla ricchezza del patrimonio storico e culturale.
È la parte che vediamo. Quella che viene fotografata, raccontata, promossa.
Esiste però un’altra dimensione, molto meno visibile, che raramente entra nel dibattito pubblico e che, invece, determina il successo o l’insuccesso di un territorio.
È la capacità di costruire una visione condivisa tra operatori.
In questi anni ho avuto l’opportunità di lavorare al fianco di amministrazioni comunali, Camere di Commercio, GAL, imprese e organizzazioni territoriali impegnate nella valorizzazione del turismo wedding. Ho partecipato a tavoli tecnici, incontri istituzionali, percorsi di progettazione e confronti tra soggetti pubblici e privati. Esperienze diverse tra loro, ma accomunate da un elemento ricorrente: il destination wedding veniva quasi sempre considerato un tema di mercato e molto raramente una politica di sviluppo territoriale.
È una differenza sostanziale.
Quando il wedding viene letto esclusivamente come un comparto economico, l’attenzione si concentra sulle singole imprese: le location, i fotografi, i catering, le wedding planner, gli hotel. Tutti attori fondamentali, naturalmente. Ma una destinazione non è la semplice somma delle sue eccellenze.
Una destinazione nasce quando quelle eccellenze imparano a riconoscersi come parte di un sistema.
È in quel momento che cambia anche il ruolo delle istituzioni.
Un Comune non è soltanto l’ente che autorizza una cerimonia civile. Può diventare il soggetto che rende il matrimonio uno strumento di valorizzazione del territorio. Una Camera di Commercio non sostiene soltanto le imprese: può favorire la costruzione di una filiera. Un GAL può trasformare un progetto locale in una strategia di sviluppo rurale. Persino un ufficio di Stato Civile, spesso percepito come un semplice presidio amministrativo, può contribuire a rendere una destinazione più attrattiva se inserito all’interno di una visione più ampia.
È proprio questo il passaggio culturale che, a mio avviso, il nostro Paese è chiamato a compiere.
Le politiche territoriali, in fondo, sono questo: creare le condizioni perché un patrimonio diventi un’opportunità.
L’Italia possiede probabilmente il più grande patrimonio di luoghi adatti a ospitare matrimoni e viaggi romantici. Borghi, dimore storiche, paesaggi, tradizioni, produzioni enogastronomiche e comunità capaci di raccontare identità autentiche. Eppure la disponibilità di queste risorse, da sola, non basta.
Le risorse non diventano automaticamente sviluppo.
Lo sviluppo nasce quando qualcuno costruisce connessioni.
Quando pubblico e privato condividono obiettivi.
Quando si misura l’impatto economico di un fenomeno.
Quando si pianificano azioni comuni.
Quando si smette di promuovere singole realtà e si inizia a costruire una destinazione.
È questo il lavoro che, spesso, rimane invisibile.
Ed è anche quello che mi affascina di più.
Perché dietro ogni destinazione che oggi consideriamo un modello di successo non troviamo soltanto luoghi straordinari. Troviamo amministratori che hanno scelto di investire, imprenditori che hanno imparato a collaborare, professionisti che hanno costruito reti e comunità che hanno compreso come l’accoglienza possa diventare parte della propria identità.
Le politiche territoriali, in fondo, sono questo: creare le condizioni perché un patrimonio diventi un’opportunità.
Con questa rubrica vorrei raccontare proprio ciò che normalmente resta fuori dall’inquadratura. Non le cerimonie, ma le strategie che le rendono possibili. Non le location, ma le decisioni che trasformano un luogo in una destinazione. Non i singoli eventi, ma i processi che generano valore nel tempo.
Perché credo che il turismo wedding rappresenti un segmento significativo dell’offerta turistica, e che sia un modo interessante per osservare come un territorio costruisce il proprio futuro su un prodotto turistico che non tiutte le regioni italiane hanno ancora valorizzato.
Ogni destinazione racconta una storia. Ma prima ancora racconta una scelta, quella di una comunità che ha deciso di lavorare insieme.
Il futuro non è scoprire nuovi posti. È preparare le comunità
Francesca Schunck
Video by @hurtscreative – Amsterdam
